Una Basilicata che soffre a livello economico-produttivo e sociale, come
evidenziato recentemente dal Rapporto sull'Economia lucana della Banca
d'Italia. Un territorio in cui la crisi, oltre ad aver lasciato senza
voce precari e disoccupati, sta coinvolgendo drammaticamente artigiani,
commercianti, professionisti e soprattutto i piccoli e medi imprenditori
che stanno pagando con chiusure e ricorso ad ammortizzatori sociali le
"tempeste" sui mercati locali, nazionali ed internazionali. Tassi di
emigrazione da primo dopoguerra. Un sistema in cui i giovani aspettano
che qualcuno faccia loro spazio, invece di prenderselo: o se ne vanno. Un
territorio e delle Città che forse hanno dimenticato la ricetta per
superare le crisi: spingere sullo sviluppo con azioni rapide ed efficaci,
valorizzare le risorse uniche ed inimitabili della Basilicata, mettere
nelle condizioni chi vuole correre di poter correre per creare ricchezza
e benessere per tutti e per aiutare e supportare chi non ce la fa. La V
edizione del Forum dell'Economia della Conoscenza (IFKAD 2010) "Strategie
di gestione delle risorse intangibili per fronteggiare la complessità
economica" in programma a Matera dal 24 al 26 giugno sarà un evento
scientifico di respiro mondiale dove l'attenzione della comunità
accademica internazionale riunita per l'occasione si pone sulle sfide
globali che imprese, organizzazioni e sistemi territoriali devono
fronteggiare. Tuttavia l'evento offre anche l'opportunità di riflettere
sulle implicazioni per uno sviluppo locale del sistema regionale della
Basilicata endogeno ed auto sostenuto. Parola del prof. Giovanni Schiuma,
economista gestionale, docente presso l'Ateneo Lucano nonché Visiting
Professor presso la prestigiosa Università di Cambridge nel Regno Unito.
D. Professor Schiuma, da studioso internazionale e da attento
osservatore della realtà locale, come pensa che le imprese lucane possano
fronteggiare i nuovi scenari competitivi?
R. Le questioni relative alla capacità competitiva delle imprese della
Basilicata sono talmente varie, complesse ed interdipendenti in relazione
a numerose variabili che si rende certamente necessario avviare una
riflessione profonda, sistematica e corale. Tuttavia ritengo che bisogna
mettere in evidenza alcune criticità da cui avviare la riflessione. La
prima è senza dubbio la debolezza del tessuto imprenditoriale lucano,
influenzato da problematiche strutturali di natura fisica-orografica e
caratterizzato da ataviche diseconomie di localizzazione e da notevole
polverizzazione delle realtà imprenditoriali principalmente di piccola
dimensione, a conduzione familiare, a ridotto ricambio generazionale e
prive di managerialità, non sufficientemente orientate al mercato e
spesso incapaci di esprimere una compiuta domanda di innovazione. La
seconda criticità è la debolezza di mettere a sistema in modo auto
sostenuto le risorse della Basilicata così da avviare un reale processo
di crescita.
A fronte del potenziale strategico del sistema imprenditoriale di tipo
agricolo, industriale e di servizi per lo sviluppo equilibrato e
sostenibile della Basilicata, la maggior parte delle imprese, tuttavia,
non manifestano una piena contezza degli ambiti su cui intervenire per il
miglioramento delle loro performance, né delle possibili modalità di
intervento. In uno scenario di inasprimento delle dinamiche economiche
internazionali e di fragilità del sistema imprenditoriale della
Basilicata, ritengo fondamentale, quindi, da un lato la necessità per le
realtà imprenditoriali lucane di ri-orientarsi verso configurazioni
maggiormente legate all'adozione di modelli gestionali ed organizzativi
più strutturati, e dall'altro la necessità di supportare
l'imprenditorialità, in particolare quella giovanile e delle piccole e
medie imprese, attraverso azioni efficaci e mirate di programmazione
economica volte a sviluppare maggiormente le loro dinamiche di
innovazione e di apprendimento e conseguentemente la loro capacità
competitiva in relazione ai nuovi paradigmi dell'Economia della
Conoscenza.
D. Come si colloca, quindi, il Forum dell'Economia della
Conoscenza in tale scenario ?
R. Come dicevo, la presenza rilevante di micro e piccole imprese
determina che queste molto spesso affrontino limiti insormontabili per il
miglioramento delle loro performance e della loro dinamiche di sviluppo,
in termini di incapacità ad esplicitare specifiche esigenze, di accesso e
disponibilità alle informazioni, di accesso a competenze e conoscenze
specialistiche, di sviluppo di una capacità innovativa. Anche quando
queste realtà hanno una comprensione delle questioni e delle
problematiche da affrontare, assai di rado riescono ad intravedere
autonomamente delle modalità atte a soddisfare le proprie peculiari
esigenze. I limiti cognitivi delle imprese ostacolano d'altro canto
l'emersione di una domanda di innovazione da parte delle stesse che,
quindi, assai difficilmente può essere fatta propria dalla pubblica
amministrazione ed integrata nell'ambito delle scelte strategiche volte a
promuovere la competitività e lo sviluppo. La definizione di scelte
strategiche per orientare la politica di innovazione e di crescita è
infatti ulteriormente rallentata dalla necessità di decodificare i
bisogni reali o potenziali delle imprese e di tradurli quindi in progetti
di miglioramento.
In tal senso, ritengo che le competenze manageriali rivestano un ruolo
fondamentale nel sostenere la competitività e lo sviluppo delle imprese
lucane e di conseguenza i processi di sviluppo locale, e come si renda
sempre più necessario sostenere tutte quelle azioni volte da un lato a
creare e diffondere una cultura imprenditoriale e manageriale e
dall'altro a sviluppare ed accrescere tali competenze. Ciò richiede in
primis un riconoscimento da parte degli attori istituzionali e di tutti
gli stakeholders locali dell'importanza di sviluppare questo tipo di
cultura e quindi di investire in tali tipi di competenze. E
conseguentemente incentivare la formazione manageriale, rivolta da un
lato a formare una nuova imprenditorialità e dall'altro ad aggiornare gli
attuali operatori, soprattutto in relazione ai delicati processi di primo
passaggio generazionale che coinvolge e coinvolgerà sempre più in futuro
molte imprese lucane.
A fronte di tali situazioni, il Forum internazionale dell'Economia della
Conoscenza (IFKAD 2010) si propone come laboratorio di proposte e di idee
per superare l'attuale fase di crisi produttiva ed occupazionale e come
luogo ideale per comprendere su quali fattori costruire la competitività
dei sistemi organizzativi e territoriali nel nuovo scenario economico,
anche per la Basilicata.
D. Professore, ma in cosa consiste nello specifico il Forum
dell'Economia della Conoscenza?
R. Il Forum è in primo luogo un evento scientifico di respiro mondiale
organizzato dalla Facoltà di Economia dell'Università di Basilicata dove
l'attenzione della comunità scientifica internazionale riunita per
l'occasione si pone sulle sfide globali che imprese, organizzazioni e
sistemi territoriali devono fronteggiare. Tuttavia l'evento offre anche
l'opportunità di riflettere sulle implicazioniper uno sviluppo locale del
sistema regionale della Basilicata endogeno ed auto sostenuto.Vi sarà una
partecipazione altamente qualificata di 200 delegati provenienti da oltre
100 Atenei tra le principali Università italiane e straniere - tra cui la
University of Cambridge, la Frankfurt School of Finance and Management,
la London School of Economics ed importanti realtà come la Banca Mondiale
e la PriceWaterhouseCooper, tutti a confronto sui temi dell'innovazione e
della ricerca manageriale per proporre soluzioni contro la crisi e creare
nuova occupazione. Un grande evento anche dal punto di vista tecnologico,
con un sistema di videoconferenza attivo tra Matera e le più importanti
Università ed organizzazioni coinvolte nel Forum, un sito internet
costantemente aggiornato, un'area intervista interattiva con i vari
protagonisti delle giornate a disposizione degli utenti del web.
D. Qual è l'importanza di un evento come il Forum dell'Economia
della Conoscenza per un territorio e per una città come Matera ?
R. Quando siamo partiti, io personalmente insieme al gruppo di ricerca -
Daniela Carlucci, Antonio Lerro, Roberto Linzalone, Francesco Sole ed
altri giovani ricercatori che purtroppo sono stati costretti ad emigrare
- presso l'Università di Basilicata abbiamo avuto una visione ambiziosa,
ma al contempo altamente incerta. Ci siamo chiesti se fosse possibile
proporre una piccola Università come quella della Basilicata ed il
territorio lucano come una piattaforma per lo sviluppo di un evento
scientifico internazionale. Le difficoltà che abbiamo affrontato sono
state notevoli, soprattutto scontando un isolamento su molteplici fronti.
Ad oggi possiamo essere lieti di aver costruito un evento di spessore
internazionale. I numeri che oggi abbiamo sono numeri importanti per
un'iniziativa giovane che, nata soltanto nel 2006, oggi è riconosciuta
come importante parterre internazionale di proposta e discussione di temi
legati all'economia della conoscenza, alla competitività delle imprese e
dei territori, all'innovazione, alla ricerca di nuovi fattori-chiave di
sviluppo.
Il Forum è riuscito a creare un circuito virtuoso che ha proiettato
Matera e l'Università di Basilicata sullo scenario internazione
dell'innovazione e della ricerca economico-gestionale a fronte di un
territorio come quello lucano da sempre caratterizzato da un isolamento e
da una bassa propensione all'internazionalizzazione ed all'apertura verso
reti di conoscenza globali. Da recenti calcoli elaborati con il comitato
organizzatore del Forum abbiamo anche stimato l'impatto economico del
Forum sul territorio materano e sugli attori economici. La permanenza
media in città dei delegati e dei loro accompagnatori - famiglie e
collaboratori - è di 3,8 giorni, con un impatto economico di oltre
200.000 euro tra pernottamenti, trasporti, escursioni in Città e spese
giornaliere, oltre alle spese dirette degli organizzatori per acquisto di
beni e servizi da fornitori locali. Enorme, infine, l'impatto in termini
di marketing territoriale di medio-lungo periodo per la Città di Matera
che ne deriva. Speriamo che questo enorme successo del Forum in termini
sia di riconoscibilità internazionale sia più fortemente riconosciuto ed
apprezzato anche dalle istituzioni locali.
D. Il Forum di quest'anno è dedicato al tema "Strategie di
gestione delle risorse intangibili per fronteggiare la complessità
economica". Se dovesse tradurre tali strategie per le necessità della
Basilicata, lei su cosa punterebbe principalmente?
R. (sorride).Io sono un economista specializzato sulle problematiche
della gestione strategica delle organizzazioni e dei processi di
innovazione; sono un docente universitario e non un politico o un
amministratore della cosa pubblica, e pertanto attualmente vedo e sento
il mio compito nello stimolare la riflessione ed il senso critico in
materia economica e gestionale d'impresa, creare, sviluppare e
condividere nuove idee, approcci e conoscenze con il sistema
dell'Università e della ricerca a livello internazionale, codificare e
diffondere tali saperi e possibilmente metterli al servizio della
comunità e di tutti gli attori della Basilicata, e non vorrei, pertanto,
fare inopportune invasioni di campo. Tuttavia ritengo che bisognerebbe
innanzitutto partire dalla definizione di una reale ed integrata visione
di sviluppo, il riuscire ad immaginare cosa e come sarà la Basilicata tra
20 anni, qual è il suo precipuo modello di sviluppo: oggi il baricentro
politico ed economico si sta sempre più spostando verso i Paesi BRIC -
Brasile, Russia, India, Cina - ed al contempo altre realtà nazionali
stanno cercando un nuovo protagonismo, pensiamo in primis alla Turchia,
al Messico, al continente africano - il Sudafrica, il Marocco - al Medio
Oriente. A fronte di ciò, tutto il modello economico-produttivo e sociale
dei Paesi occidentali - pensiamo alle questioni del welfare, del sistema
pensionistico, degli ammortizzatori sociali, alle disparità tra tutelati
e flessibili/precari - è andato in crisi, coinvolgendo pesantemente
imprese, reti produttive, filiere ed interi sistemi territoriali
storicamente caratterizzati da capacità competitività ed elevati tassi di
crescita e di benessere diffuso. Ecco, adesso pensiamo come le "tempeste"
attuali e dei prossimi anni possano ancora di più sconvolgere un sistema
economico-produttivo ancora fortemente fragile ed incerto come quello
lucano. Da ciò discende la necessità e l'urgenza di comprendere su quali
fattori puntare per fronteggiare i nuovi scenari e non essere
completamente esclusi dalle nuove dinamiche mondiali di ridistribuzione
della ricchezza, dei saperi, delle persone.
Io ritengo che la Basilicata, invece di puntare su politiche di tipo "catching
up", cioè tentare di colmare atavici gap e cercare di recuperare
dotandosi dei "vecchi" e tradizionali fattori di sviluppo, dovrebbe
cercare di sviluppare e valorizzare nuovi fattori di sviluppo, fattori di
tipo differenziante che riescano a creare nuove regole del gioco in cui
la Basilicata possa esprimere capacità competitive endogene ed
autosostenute: ed in tal senso penso allo sviluppo ed alla valorizzazione
del capitale intellettuale del territorio lucano: all'attrazione ed alla
valorizzazione del capitale umano dei cittadini lucani e di quelli che
saremo capaci di attrarre nei nostri contesti; dei capitali cognitivi
espressi dalle Università e dal mondo della ricerca; alla valorizzazione
dei beni e delle risorse uniche, distintive, non imitabili, non
sostituibili del nostro territorio, sia tangibili - l'acqua, il petrolio,
il patrimonio paesaggistico, ambientale, culturale, artistico e
demo-antropologico - sia intangibili - le reti di fiducia, il capitale
sociale, l'assenza di criminalità organizzata, l'apertura e la
tolleranza; alla formazione tecnica e manageriale di qualità orientata
maggiormente alle esigenze delle piccole e medie imprese ed alle
ristrutturazioni organizzative ed operative delle strutture pubbliche,
scuole ed enti pubblici economici, al fine di garantire una maggiore
efficienza nello svolgimento delle loro attività; ed infine auspico anche
un nuovo "modus operandi" delle istituzioni per rendere più rispondenti i
comportamenti e le azioni di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica e
le misure politiche ed amministrative alle esigenze degli stakeholders
territoriali. Una cosa è certa: la Basilicata nel suo complesso deve
uscire dal suo tradizionale torpore e svegliarsi, muoversi per trovare un
nuovo protagonismo a livello nazionale ed internazionale: è dura, anzi
durissima, ma abbiamo il dovere di provarci. La regione ha bisogno di
sviluppare comportamenti proattivi che si riflettano nella cultura di una
comunità che deve superare la logica del consenso e della dipendenza da
meccanismi di trasferimento delle risorse che non reggeranno nel tempo a
fronte delle pressioni competitive internazionali.