ADDUCE INCONTRA
KOUNELLIS, ARTISTA DI FAMA MONDIALE
Il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, ha
incontrato a Matera il massimo rappresentante al mondo dell’arte povera.
Si tratta di Jannis Kounellis, artista di origine greca che sabato
prossimo, al teatro Margherita di Bari, inaugurerà una mostra personale
nell’ambito di un progetto curato da Vito Labarile e Annamaria Maggi.
Nel corso dell’incontro Adduce ha accompagnato il
grande artista nelle sale di Palazzo Lanfranchi, luogo simbolo dell’arte
cittadina, soffermandosi, in particolare, sul pannello Lucania ’61 di
Carlo Levi, racconto della civiltà contadina che si incrocia direttamente
con il linguaggio espressivo di Kounellis e la sua arte povera.
L’artista greco, accompagnato da Labarile, si è
detto incantato dai Sassi: “Ne avevo sentito parlare, ma vederli, toccarli
con mano è tutta un’altra cosa. Sono positivamente rimasto colpito dalla
loro struggente bellezza”.
Adduce ha quindi colto l’occasione per illustrare
il progetto della candidatura di Matera a capitale europea della Cultura
ed ha invitato Kounellis a tornare in città per offrire il suo contributo
di artista internazionale a questa iniziativa.
La segreteria del sindaco
Biografia di Kounellis
Ventenne, lascia la Grecia e si trasferisce a Roma
per studiare presso l'Accademia di Belle Arti sotto la guida di Toti
Scialoja al quale deve l’influenza dell’espressionismo astratto che
insieme all’arte informale costituisce il binomio fondamentale dal quale
prende le mosse il suo percorso creativo. Esordisce nel 1960 allestendo
sempre a Roma la sua prima mostra personale alla galleria "La Tartaruga".
Rispetto ai suoi maestri, Kounellis mostra subito un’urgenza comunicativa
molto forte che lo porta al rifiuto di prospettive individualistiche,
estetizzanti e decadenti e all’esaltazione del valore pubblico, collettivo
del linguaggio artistico. Nelle sue prime opere, infatti, dipinge dei
segni tipografici su sfondo chiaro che alludono all’invenzione di un nuovo
ordine per un linguaggio frantumato, polverizzato. Risalgono al 1967 le
prime mostre ideologicamente vicine al movimento dell’arte povera nelle
quali l’uso di prodotti e materiali di uso comune suggeriscono per l’arte
una funzione radicalmente creativa, mitica, priva di concessioni alla mera
rappresentazione. Evidenti sono anche i riferimenti alla grecità delle sue
origini. Le sue installazioni diventano delle vere e proprie scenografie
che occupano fisicamente la galleria e circondano lo spettatore rendendolo
attore protagonista in uno spazio che inizia anche a riempirsi di animali
vivi, contrapposti alle geometrie costruite con materiali che evocano la
produzione industriale. Nella "Margherita di fuoco" appare appunto anche
il fuoco, elemento mitico e simbolico per eccellenza, generato però da una
bombola a cannello. Nel 1969 l’installazione diviene vera e propria
performance coi Cavalli legati alle pareti della galleria L'Attico di
Fabio Sargentini, in un sontuoso scontro ideale tra natura e cultura nel
quale il ruolo dell’artista è ridotto al livello minimo di un’operosità
sostanzialmente manuale, quasi da uomo di fatica. Col passaggio agli anni
’70 l’entusiasmo volitivo di Kounellis si carica di una pesantezza
diversa, frutto del disincanto e della frustrazione di fronte al
fallimento delle potenzialità innovative dell’arte povera, inghiottita suo
malgrado dalle dinamiche commerciali della società dei consumi, presidiate
dagli spazi tradizionali di fruizione come musei e gallerie. Tale
sentimento viene espresso dalla famosa porta chiusa con delle pietre
presentata per la prima volta a San Benedetto del Tronto e quindi nel
corso degli anni, con significative variazioni strutturali dense di
significati poetici, a Roma, Mönchengladbach, Baden-Baden, Londra,
Colonia.
Nel 1972 Kounellis partecipa per la prima volta
alla Biennale di Venezia.
Gli anni dell’amarezza proseguono con installazioni
nelle quali alla vitalità del fuoco subentra l’oscura presenza della
fuliggine mentre gli animali vivi cedono il passo a quelli imbalsamati. Il
culmine di questo processo è forse il grandioso lavoro presentato all’Espai
Poublenou di Barcellona nel 1989, caratterizzato da quarti di bue appena
macellati fissati mediante ganci a lastre metalliche e illuminati da
lanterne a olio.
Negli anni più recenti l’arte di Kounellis si è
fatta virtuosamente manieristica e ha ripreso temi e suggestioni che
l’avevano caratterizzata in precedenza con uno spirito più meditativo,
capace di interpretare con una rinnovata consapevolezza la primitiva
propensione all’enfasi monumentale. Esempi di questa nuova direzione di
ricerca sono l’installazione del 1995 in piazza Plebiscito, a Napoli, e
quindi le mostre in Messico (1999), Argentina (2000) e Uruguay (2001). Nel
2002, l’artista ripropone l’installazione dei cavalli alla Whitechapel di
Londra e, poco dopo, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma
costruisce un enorme labirinto di lamiera lungo il quale pone, quasi
fossero altrettanti approdi, gli elementi tradizionali della sua arte,
come le "carboniere", le "cotoniere", i sacchi di iuta e i cumuli di
pietre ("Atto unico"). Nel 2007 lavora alla realizzazione del 383° festino
di Santa Rosalia a Palermo disegnando il carro trionfale della Santa. Nel
2009 la Galleria Fumagalli e il Museo Adriano Bernareggi (Bergamo)
dedicano rispettivamente all’artista una personale e un’unica
installazione realizzata site specific. L'artista realizza uno speciale
allestimento di opere proponendo una riflessione sull’arte e sull’uomo,
testimonianza delle riflessioni poetiche da sempre al centro del suo
lavoro e per le quali è stato indicato come possibile ospite alla Biennale
di Venezia 2011 del primo padiglione della Città del Vaticano.